La frana

Premessa

Il centro abitato di Craco, paese di antica origine medioevale, è stato totalmente distrutto e abbandonato per l’inesorabile progredire di una frana, sviluppatesi nella sua parte sud-occidentale tra il 1959 e il 1972.

Uno studio di dettaglio, effettuato a posteriori tramite rilievi geologici e geomorfologici, analisi geotecniche e verifiche di stabilità evidenzia le principali tappe della progressiva distruzione del paese, accelerata dalla costruzione di costose opere di consolidamento, eseguite con carente valutazione geologica preventiva del fenomeno da contrastare.

Il villaggio di Craco è sito su una serie di ondulazioni collinari che raggiunge la massima elevazione di 390 metri sul livello del mare e separa le valli dei torrenti Bruscata e Salandrella.

La parte superiore del rilievo è composta da conglomerati del Pliocene Inferiore in appoggio trasgressivo su argille varicolori di età Cretacico-Eocenica.

Questa successione più antica è in contatto tettonico con argille azzurre plioceniche affioranti nella parte medio-bassa del versante.

Sezione

Tre frane principali interessano il fianco SO del rilievo. Si tratta di tre scorrimenti rototraslazionali con cigli di distacco impostati nella placca conglomeratica, superfici di scorrimento sviluppatesi prevalentemente nelle argille varicolorie e zone di piede ricadenti in corrispondenza della scarpata di faglia che separa le argille azzurre plioceniche dalle argille varicolori.

Di queste tre frane, con meccanismi molto simili, quella in posizione centrale è stata determinante nella distruzione del centro storico di Craco.

L’evoluzione morfologica di questa frana è nota solo in parte nell’arco dell’ultimo secolo.

Cronologia dei dissesti

Gli effetti delle frane del terribile terremoto del 1688, con intensità macrosismica del X grado della scala Mercalli ed epicentro nell’area di Craco-Pisticci non sono noti.

Tuttavia è molto probabile che l’entità dei danni valutati sia stata in buona parte determinata dall’attivazione o riattivazione di numerosi interventi franosi, compresi quelli di Craco.

Le prime notizie certe di attività della frana risalgono al 1888 quando, per salvaguardare l’attuale SS 103, fu costruito un ponte ad archi con strutture fondali poggianti alla profondità di 18 metri. Le cronache riportano un abbassamento di 20 cm, avvenuto subito dopo la costruzione dell’opera.

Non si hanno notizie dell’attività della frana fino al 1931 quando un’acutizzazione del movimento franoso procurò estese fratture alla struttura eseguita e furono portate a termine operazioni di rinforzo e di difesa della stessa.

Nel 1954, dopo un lungo periodo di apparente inattività della frana, fu costruito un campo di calcio in corrispondenza del terrazzo di frana a valle della statale.

Questa iniziativa comportò operazioni di livellamento e pericolosi colmamenti artificiali delle zone depresse.

Nel novembre del 1959 una pioggia eccezionale, superiore a 400 mm, misurata in cinque giorni consecutivi nella vicina stazione pluviometrica di Pisticci, provocò la totale riattivazione del movimento franoso. Questo causò la distruzione del campo di calcio, una nuova dislocazione del ponte stradale e le prime fessurazioni delle case a monte di esso.

A partire da questo episodio, acutizzazioni del movimento si sono ripetute nel dicembre del 1963 e nel gennaio del 1965, quando la situazione del centro abitato cominciò a diventare critica.

Infatti il ponte del 1888, più volte consolidato subì una traslazione di un metro con contemporaneo abbassamento di due metri e danneggiamenti tali da renderlo inutilizzabile.

Molte case a monte della struttura dovettero essere abbandonate a causa della forte attività della frana tra il 1963 e il 1965.

La crescente drammatica situazione provocò da una parte un parziale decreto di trasferimento del paese, dall’altra il cospicuo finanziamento per la costruzione di nuove opere di stabilizzazione. Sulla base di indagini geognostiche, comprendenti 10 sondaggi a carotaggio continuo, della inutile profondità compresa tra 8 e 23 metri, fu messo a punto un progetto di totale demolizione del vecchio muro di sostegno e la costruzione  di un nuovo muro, costituito da una piattaforma di cemento armato larga 4 metri e luna 60 metri, fondata su pali armati accostati del diametro di 800 mm. I pali erano predisposti con una lunghezza tale da superare le parti conglomeratiche e degradate ed intestarsi nelle argille varicolori, si suppone sulla base delle stratigrafie dei sondaggi.

Non è noto il modello geologico utilizzato per la progettazione di tale opera.

Subito dopo l costruzione del nuovo muro di sostegno, nell’aprile del 1971, si verificò il quasi totale collasso dell’area abitata, con apertura di ampi cigli di distacco , raggiungenti le porzioni più alte dell’abitato.

Il nuovo muro di sostegno subì un abbassamento di 2 metri ed una traslazione in blocco superiore a 3 metri, mentre un abbassamento di 15 metri del terreno a valle provocò un denudamento della struttura.

Gli studi svolti dopo l’evento consentono di effettuare alcune considerazioni sulle sue principali fasi evolutive.

La costruzione del ponte nel 1888 non causò particolari alterazioni, probabilmente per la struttura ad archi relativamente leggera e nel contempo permeabile: questo sembra confermato dall’attività della frana molto ridotta fino al 1950.

Dopo questo lungo periodo di quiete, la costruzione del campo di calcio e le conseguenti operazioni di colmamento furono particolarmente dannose ai fini dell’indebolimento progressivo del versante. Queste operazioni combinate con le eccezionali piogge del 1959 hanno causato lo sviluppo dell’intensa attività franosa tra il 1959 e il 1965.

Fonte: \”La difesa dei centri storici minacciati dalle frane: Craco un’esperienza da non ripetere”, Mario del Prete, Unibas.

 

1 Inizia la frana 1963
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