Craco oggi2019-01-13T10:46:06+00:00

L’abbandono dell’abitato

Il paese è stato quasi totalmente distrutto dal progredire dei movimenti franosi sviluppatisi tra il 1959 e il 1972.
Numerosi rapporti di studiosi hanno prospettato l’inquadramento geologico del paese, evidenziando le cause dei movimenti franosi.
Già dal 1910 si configurava l’ipotesi di una minaccia al paese derivante dalla posizione di Craco, “su una collina di sabbie plioceniche sovrastanti alle argille, incise da burroni in continuo progresso”.
Pertanto l’evoluzione dei fenomeni franosi è stata rapida e recente. Attualmente sulla collina di Craco si individuano estesi e profondi dissesti e si riscontrano tre frane importanti: la “frana del Convento”, poiché la testata del bacino franoso si trova poco a valle dell’antico Convento situato alle porte del paese lungo la S.S.103, la “frana del centro storico” che ha colpito il centro storico rendendolo inagibile, demolendo anche grossi muri di sostegno della S.S.103, infine la “frana delle Scuole” che inizia poco a monte dell’edificio scolastico e quindi colpisce l’estremità settentrionale del paese.
Questi movimenti franosi hanno manifestato la loro pericolosità per l’abitato nei primi anni ’60: in seguito all’evoluzione pericolosa della frana del centro storico, verso il 1963, Walter Brugner del Servizio Geologico d’Italia, effettuò un sopralluogo fornendo una prima descrizione delle fenomenologie e indicando possibili cause naturali ed antropiche. Secondo Brugner la causa naturale di questa frana è la presenza di acque impregnanti la coltre detritica superficiale, assorbite dalle sottostanti argille, che hanno provocato il rigonfiamento e la plasticizzazione. Tra le cause antropiche si è osservato come l’insediamento umano abbia comportato tagli nel terreno, escavazione di pozzi e cisterne, creando nuove vie di infiltrazione per l’acqua e rotture di equilibrio del terreno. Inoltre hanno inciso sul fenomeno le perdite rivelate dalla rete delle fognature e dalla rete acquedottistica come anche la realizzazione di poderosi muri di sostegno della strada statale che, hanno appesantito i terreni argillosi e caotici già predisposti al dissesto. In seguito agli eventi alluvionali del 1979 la situazione è notevolmente peggiorata e sembra che anche il sisma del 23.11.80 abbia contribuito ai dissesti delle abitazioni.
Di qui il trasferimento dell’abitato: dai 1800 abitanti del 1963 si è passati adesso a circa 760, insediatisi in località Peschiera dopo una serie di ordinanze di sgombero, la prima delle quali fu emessa nel dicembre 1963, l’ultima nel gennaio 1991.

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L’abitato è attualmente abbandonato dalla popolazione che si è trasferita in un’area di fondovalle, in località Peschiera. Un’altra parte degli abitanti è stata trasferita in un nuovo rione, contiguo al centro storico, in prossimità della Chiesa di S. Maria della Stella. Tale area è l’unica sulla dorsale di Craco ancora indenne da spostamenti franosi.

A dispetto dei crolli innescati dalle frane, il vecchio paese si erge maestoso con la sua Torre Normanna, offrendosi alla vista delle vallate circostanti e continua ad emanare un fascino particolare che attira il visitatore al pari dei suoi vecchi abitanti. Situato su una rupe vi è il castello, costruito nel XIII° secolo, che conserva ancora l’originale portale d’ingresso e la torre con splendide finestre. Di grande interesse storico oltre al centro medioevale è il Convento di S. Pietro dei “Minori Osservanti ” costruito nel 1600.
In un quadro generale di sviluppo locale, l’Amministrazione Comunale, insediatasi nell’aprile del 1995, ha posto al centro del proprio impegno per lo sviluppo locale, un progetto di recupero del Centro Storico, denominato
” Parco Scenografico”.
L’intervento di recupero prevede un riuso ai fini ricreativi e culturali escluso un uso residenziale del centro storico. Insieme a tale direttrice d’intervento è prevista l’attuazione d’interventi per la realizzazione di un laboratorio scientifico e di ricerca sulle frane e il recupero edilizio in aree franose.

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